Premessa: una delle caratteristiche dello sviluppo della comunicazione che volgarmente chiamiamo web è stato stabilire lo strano principio che nel mondo virtuale debba essere per forza accettato ciò che sarebbe inaccettabile nel mondo reale.

La legalizzazione dell’insulto, insomma. È del tutto ovvio che tale contesto, sociologicamente evidente, sta mutando anche i toni del mondo reale, per il vecchio principio dell’adeguamento in peggio. In realtà appare che l’inevitabile approdo finale delle degenerazioni della dialettica web sia ciò che io chiamo settarismo. Nel campo della mia ricerca personale mi sono a lungo occupato di tale argomento stabilendo, a mio avviso per carità, una distinzione importante tra setta e settarismo. Ho infatti ricostruito, secondo il mio ragionamento, che il settarismo è una condizione psicologica, a volte, anche se non necessariamente, prodromica all’appartenenza o alla creazione di una setta, nella quale possono ricadere tutte le persone, se il raziocinio si avvita di fronte a determinate problematiche.

Componenti del settarismo sono:

1) l’individuazione di un nemico da combattere, esclusivamente perché al di fuori della propria soggettiva concezione etica, assurta dogmaticamente a Principio Assoluto e a Verità;

2) stabilire, attribuendo il carattere di dogmatismo e di universalità (in campo pseudoscientifico oggettività) alla propria concezione etica, che combattere il nemico sia una missione doverosa e necessaria;

3) Conseguentemente ritenere che la superiorità etica della missione di combattere il nemico legittimi una guerra senza regole e senza esclusione di colpi (nel mondo islamico, equivocando il Corano, fatwa) e che il cosiddetto nemico cessi di avere diritti, ivi compreso quello al rispetto, riconducibile alle più elementari regole di civiltà di educazione.

Date queste premesse appare facile capire perché molto spesso il settarismo sfocia nella nascita di una setta cioè di una fazione o gruppo organizzato. Detto in soldoni ogni appartenente a una setta deve essere stato in precedenza caratterizzato dal settarismo, mentre non sempre il settario finisce per appartenere a una setta. Ad esempio una categoria che si è metastaticamente diffusa sul web è quella degli scientisti, coloro per i quali ciò che non è scientificamente provato e accettato non esiste e non esisterà mai. Da una complessa analisi della autoassertività dello scientismo moderno, abbiamo il primo passo per la costruzione di un atteggiamento settario: la definizione del principio etico che solo ciò che sia scientifico secondo la moderna concezione sia accettabile, mentre tutto il resto sarebbe una aberrazione. Ecco quindi la fase successiva della identificazione del nemico. Si potrebbe essere d’accordo sul giudizio eticamente negativo nei confronti di chi, diffondendo un ingiustificato allarme, violi una precisa norma del codice penale, ma nei confronti di chi secondo gli scientisti diffonde fandonie come si procede? Si, perché se, pur non illegittimo, sarebbe censurabile il caso di qualsiasi prova o analisi falsificata, il disvalore sarebbe piuttosto dubbio e discutibile nella definizione di qualsiasi accertata fandonia, teoria palesemente infondata.

Quali sarebbero i criteri di palese infondatezza delle teorie? Le attuali certezze della scienza moderna? Ma anche un pivello può comprendere che le certezze della scienza sono, per autodefinizione, relative e non assolute, perché destinate, tutte, nessuna esclusa, a essere poste in discussione dalla scienza del domani, e proprio questa relatività assoluta, rivolta a escludere il dogmatismo DEVE essere accettata, quantomeno per evitare il rischio di rinnovare la tentazione di fare arrosto Galileo, che peraltro, non me ne vogliano gli scientisti, ricalcava all’epoca il clichè del loro nemico visto che sbarcava anche il lunario facendo oroscopi. Ecco quindi che si può iniziare a insultare e il nemico. La normale educazione viene spacciata per“timore reverenziale” nei confronti di chi viene spesso delicatamente con termini come spalatore di guano, cioè il nemico che perde ogni diritto, anche quello al rispetto della sua persona e delle sue opinioni. In altri termini diviene consentito passare dalla critica, anche aspra, all’insulto (qualcuno può ritenere che dare dello spalatore di guano non sia tale?) perché tutto ciò che non è, o che potrebbe non essere scientifico, è solo guano, per non adoperare il termine successivo, meno colto, ma anche meno accettabile in forum, gruppi di discussione e similari. In ogni caso il nemico è bello e che servito e un altro tassello del settarismo è stato, perfettamente direi, collocato nella sua casella.

Dio (la scienza) lo vuole! Il dado della guerra santa (fatwa) è tratto! I nuovi crociati della verità, che invocano anche la censura, anzi la messa al bando, più coerentemente visto il linguaggio e il contesto assolutamente medievale, si armano e vanno in guerra. A volte si nascondono dietro un pretesto satirico, anche se ahimè, lo affermo proprio io, la satira non è che non abbia proprio limiti. Diciamo che, fisiologicamente può muoversi con maggiore libertà, in altri termini il suo obiettivo deve essere, tramite anche il parossismo e l’esagerazione, la risata del lettore e non l’abbattimento e la distruzione di un nemico, perché la finalizzazione a uno scopo diverso dal far ridere ne limita e non ne aumenta l’efficacia e l’indipendenza …

Ma la considerazione finale è che costoro sono convinti di essere aasolutamente nel giusto… Ma chi stabilisce il giusto? Ma è chiaro! In ambito settario, sono loro, i paladini, i crociati che combattono in nome del vessillo della Verità! Bene, quindi, il risultato è che le opinioni altrui non sono più legittime e la guerra santa giustifica non solo il venir meno dell’autorevolezza, evento sempre legittimo anche se straordinariamente soggettivo, ma anche la mancanza di rispetto, perché il rispetto non è più un diritto di chiunque, ma solo di colui che i settari, questi settari, ritengono sufficientemente “scientifico”…
–Articolo di Giovanni Francesco Carpeoro
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