Il mio intendimento è far passare il messaggio secondo il quale tutto ciò che vive è dotato di una caratteristica fondamentale: la vibrazione. Questo è un concetto ampiamente confermato dalla fisica quantistica moderna, per la quale tutto è in perenne movimento ondulatorio. Orbene, questa vibrazione di fatto è un’onda, un’oscillazione con un massimo e un minimo, e si configura come la classica onda elettromagnetica che tutti noi conosciamo. Nella sua concretizzazione pratica, può diventare un’onda sonora, una vibrazione di fotoni (luce), una increspatura della superficie del lago, e così via. La base di tutto, originariamente, è stata però l’onda sonora, la vibrazione originaria dalla quale è scaturito l’universo con il Big Bang. La vibrazione presenta una caratteristica fondamentale, ossia l’aspetto armonico che segue leggi matematiche fisse e immutabili in tutto l’universo. In altre parole, è basata su un’equazione matematica, o comunque su una realtà numerologico-matematica che le conferisce stabilità, eleganza e capacità di creare la vita vibrando in una determinata maniera e combinandosi con altre onde che lavorano in sintonia con lei. Un grande conoscitore dei segreti di queste onde creative è stato Fibonacci, che ha stabilito la relazione che esiste tra la numerologia dell’onda formatrice di vita e il modello geometrico-matematico che realizza la perfetta proporzione tra le varie parti di un tutto (che sia un corpo, un monumento o un dipinto, ecc) secondo una legge estetica che rende ragione della gradevolezza con cui noi guardiamo ciò che funziona secondo natura, e che QUINDI, di conseguenza, è anche BELLO. Il piacere che ci deriva dall’essere al cospetto di ciò che è bello, pertanto, non dipende dalla moda del momento o dalle tendenze stilistiche di una determinata epoca o zona del mondo, ma da una intrinseca sintonia con la struttura naturale dell’universo, secondo leggi che sono nascoste dietro (o dentro) tutto ciò che esiste. Inseguire il piacere vuol dire inseguire il Bello ideale, e viverci dentro, e riprodurlo in noi, anche nel senso di salute: allontanarsi dal Bello vuol dire cadere nella malattia, che è Bruttezza in quanto è disarmonia, in quanto è assenza di sintonia con il fluire del corso naturale dell’energia universale (o Tao). Ora, se noi consideriamo le arti, troviamo che in esse c’è tutta questa energia, che però può assumere tonalità differenti a seconda dell’impatto che ha con la nostra sensibilità emotiva, con la nostra psiche, con la nostra capacità percettiva, pur mantenendo le sue caratteristiche oggettive di Bellezza: in altre parole, è la nostra soggettività che canalizza la Bellezza esterna dell’opera (o di ciò che viene in contato con noi) nella sfera dell’allegria, o in quella della malinconia, o in quella dell’impeto passionale, e così via. E questo dipende da nostre caratteristiche interne dettate dal nostro carattere, dai nostri gusti, dalle esperienze fatte che ci fanno vivere come paurosa un’onda del mare piuttosto che piacevole o indifferente (se amiamo la montagna…). Ma la tonalità allegra, triste, pensosa o altro, può dipendere anche dal momento in cui noi ci troviamo (oggi la Gioconda mi crea allegria perchè son sereno, domani quell’enigmatico sorriso mi creerà preoccupazione perchè ho pensieri cupi per la testa, e così via). E lo stesso fa la musica: pur mantenendo la sua Bellezza intrinseca, ci darà l’allegria di un DO maggiore o la triste malinconica pensosità di un LA minore: probabilmente l’allegria dipende dal fatto che la base dell’accordo è un intervallo di quinta, che secondo Pitagora e altri rappresentava la base della musica delle sfere, ossia l’armonia serena e solida dell’universo, mentre un LA minore, ad esempio, si basa su un accordo che tende a “cadere”, ad “appoggiarsi” su qualcosa di più solido, e quindi esprime l’instabilità, quella stessa instabilità della vita che ci ricorda quanto siamo mortali e transeunti. Ecco cosa è la Matestetica.

–Articolo di Giovanni Francesco Carpeoro

 

Advertisements