L’ottagono è un poligono regolare formato da otto lati della stessa lunghezza e un pari numero di angoli della stessa ampiezza (pari a 135°). Una delle radici simboliche della figura geometrica in oggetto è l’Ottoade, o Ottonario, l’entità numerica e simbolica rappresentata dal numero Otto. Il numero otto, in effetti è un doppio quadrato, ma non è un raddoppio del quadrato per motivazioni analoghe a quanto prima esposto in ordine al raddoppio del cubo.

Se immaginiamo in un doppio quaternario, la rappresentazione di un polo attivo ed uno passivo, l’otto finisce per riassumere l’equilibrio costruttivo delle forme e delle forze del cosmo; quindi l’impossibilità di trarre dalla coppia un unico quadrato rappresenta per analogia l’impossibilità nella dimensione materiale di annullare gli opposti. Ma, nella traduzione dell’ottonario nell’ottagono, la portata simbolica speculare trova anche profondamente riposto un altro significato: nel percorso esistente, indipendentemente se in ascesa o in discesa, tra la manifestazione divina del cerchio e quella materiale, terrena o umana del quadrato, l’ottagono è la fase intermedia più perfetta, anche in ragione delle sue misure, e quindi diventa automaticamente simbolo della trasformazione di divino in umano o viceversa a secondo della sua collocazione spaziale e temporale. Nelle chiese cattoliche il fonte battesimale è generalmente ottagonale proprio in ragione di tale rappresentazione, a simboleggiare, relativamente al sacramento in oggetto, una parziale restituzione di divinità al neonato, quantomeno sotto il profilo della potenzialità del ritorno in una condizione superna. Il battesimo è un rito fondamentale del credo cristiano fortemente connesso con l’acqua. Oltre tutte le considerazioni simboliche sulla purezza e sulla fonte di vita, non bisogna dimenticare, come chiave di lettura nascosta, che l’acqua è anche associata ai riti di fertilità ed ai culti della Grande Madre. La Dea è tradizionalmente associata al pianeta Venere che compie il suo ciclo di fasi in otto anni terrestri. Per questo, uno dei suoi attributi più frequenti è la Stella Polare, che presenta otto punte e che sempre dall’ottagono deriva. Quindi in tal senso va sottolineato questo rapporto di correlazione con l’acqua, con riferimento sempre allo schema simbolico del sacramento in esame, in quanto l’acqua medesima assume un po’ in tutte le tradizioni, ma anche in numerose teorie scientifiche, il ruolo di luogo o elemento originario della creazione. Ma il numero 8 richiamato dalla forma ottagonale dei battisteri trova significato anche nelle parole del IV secolo d.C. di Sant’Ambrogio: … era giusto che l’aula del Sacro Battistero avesse otto lati, perché ai popoli venne concessa la vera salvezza quando, all’alba dell’ottavo giorno, Cristo risorse dalla morte.
Nell’antico cristianesimo il battistero aveva forma ottagonale ed era situato fuori dalla chiesa in modo che solo chi avesse ricevuto il battesimo potesse essere ammesso a entrare nel luogo sacro; quindi si trattava effettivamente della rappresentazione di un luogo di passaggio o di transizione, o meglio di rigenerazione. L’Ottagono è ottenuto graficamente rappresentando due quadrati sovrapposti e ruotati l’uno rispetto all’altro di 45°, come nell’immagine 2. Altri simboli derivati dall’Ottonario sono la Croce delle Beatitudini (immagine 3), la Stella Polare (immagine 4), la Clavicola di Phu-Hi (immagine 5), e le già viste nei precedenti articoli Ruota ad Otto Raggi , Ruota della Fortuna, Rosa dei Venti. Nell’architettura antica la forma ottagonale trovò frequente utilizzo proprio per la sua capacità di rappresentare significati simbolici specifici, fin dal periodo romanico. Un esempio famosissimo e di grande importanza è Castel Del Monte (vicino ad Andria, in Puglia), che, rappresentato anche sulle monete da un centesimo di Euro, è un edificio di pianta ottagonale, come ottagonali sono anche le torrette presenti ad ogni vertice. Anche la torre che affianca la simbolica Abbazia di Collemaggio, fatta realizzare da Celestino V a L’Aquila, è di forma ottagonale, e tutti i battisteri cristiani presentano la stessa forma. Anche i Cavalieri Templari, nel loro complesso simbolismo, avevano particolare predilezione per il numero otto: la sopracitata Croce delle Beatitudini, che soprattutto nei primi tempi fu il loro emblema ufficiale, è evidentemente derivata dall’ottagono, ma d’altro canto il richiamo del medesimo ordine al San Giovanni, primo istitutore del battesimo, non fa altro che rafforzare quanto affermato. Altri esempi di costruzioni basate sulla simbologia dell’ottagono sono la Cappella Palatina di Aquisgrana (di forma ottagonale con ambulacro e galleria, dove Federico II fu incoronato nel 1215 re di Germania), o nel medio oriente la Qubbat al-Sakhra a Gerusalemme, più nota come moschea di Omar o Cupola della Roccia, o in Cina il Ming tang, oppure, infine, per tornare alla tradizione templare, la Chiesa del Tempio di Londra costruita a partire dal 1160. Ma la portata simbolica del simbolo è ulteriormente confermata da utilizzazioni moderne quali la segnaletica stradale. In molte nazioni infatti il segnale stradale di stop ha la forma di un ottagono regolare, perché in tal modo ne è assicurata una migliore riconoscibilità anche da tergo. Ciò, se si supera l’aspetto pragmatico, pur importante, non richiama forse alla memoria la collocazione del simbolo in questione sul percorso tra il cerchio e il quadrato, indipendentemente dal senso di marcia ascendente o discendente, ponendo come giustificazione della sua maggiore visibilità ante e retro, proprio la sua natura di condizione intermedia tra una superiore e una inferiore? Concludendo, quindi, il percorso dal quadrato al cerchio parte dalla valenza simbolica per cui il quadrato simboleggia la Terra, mentre l’ottagono è l’Uomo ed il cerchio, il Cielo: quindi si tratta di una via ascensionale verso il cielo nella quale l’ottagono, ma anche il numero otto, sono la tappa a metà strada tra quadrato e cerchio, tra terra e cielo ed a rappresentare, quindi, un mondo intermedio. Una prospettazione che aprirebbe inediti scenari sarebbe quella di considerare questo mondo intermedio solo come proiezione della nostra immaginazione, o illusione

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Nota:

[1] Castel del Monte fu costruito da Federico II nel 1240 circa in Puglia nel territorio del comune di Andria. Il tracciato di pianta è rigorosamente impostato sull’ottagono regolare, le otto torri hanno forma ottagonale; due ottagoni concentrici disegnano il cortile interno ed il perimetro esterno dei muri, la corona tra il cortile ed il muro esterno è tagliata in vani trapezoidali che si ripetono uguali su due piani. Nel rispetto di una tradizione esoterica il castello è un concentrato di simboli cosmici; l’analisi del tracciamento geometrico della pianta e del dimensionamento dell’alzato hanno indicato una base di conoscenze geometriche che sembrano legarsi a quelle conoscenze matematiche ed astronomiche che l’occidente andava allora recuperando dalla civiltà araba, erede della tradizione scientifica ellenistica. Non si può dire nulla sulla sua destinazione, ma così isolato, posto su una bassa collina tondeggiante, era forse destinato a luogo di meditazione collettiva, lo testimonierebbero tutte le sue stanze, nessuna che abbia la parvenza di essere state adibite mai a cucine, dispense o cantine. (da Wikipedia).


 

montata come un mondo virtuale intorno all’essere umano per incatenarlo in una condizione inferiore. In fin dei conti sette sono i giorni della Creazione secondo la Genesi , sette i giorni della settimana e l’ottavo sarebbe il giorno in più, che non esiste. Noi con condividiamo la teoria della vita umana come condizione illusoria,  preferiamo invece aderire a quanto scrive il grande  Omar Khayyam[1] nel suo Rubayyat:

Poiché la Ruota del cielo non ha mai girato secondo il volere di un saggio, cosa importa contare sette o otto cieli?

DIDASCALIE

Immagine 1, L’Ottagono.

1.ottagono2

 

Immagine 2, Ottagono disegnato tramite sovrapposizione di quadrati.

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Immagine 3, Croce delle Beatitudini.

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Immagine 4, Stella Polare.

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Immagine 5, Clavicola di Phu-Hi.

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Nota:

[2] Omar Hayyām (Nīshāpūr, 31 maggio 10484 dicembre 1131) matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano. Il nome completo, nell’intestazione della sua opera maggiore, è Ghiyāth al-Dīn Abū l-Fath Umar ibn Ibrāhīm al-Nīsābūrī al-Khayyāmī (o al-Khayyām) che significa costruttore di tende, probabile attività di suo padre Ibrāhīm. Nel 1070 si trasferisce a Samarcanda, dove,protetto dal giurista Abū Tāhir, riesce a scrivere il Trattato sulla dimostrazione dei problemi di algebra, il suo libro più importante. Nel 1073, invitato dallo Shah Jalāl al-Dīn Malikshāh il Selgiuchide (Malik-Shah), fondò ad Isfahān un osservatorio astronomico. Qui per diciotto anni si dedicò alla riforma del calendario. L’opera venne conclusa nel 1079, anno nel quale viene fatta cominciare la cosiddetta èra Jalālī (da Jalāl al-dīn). Il calendario definito risulta sensibilmente superiore a quello giuliano e persino più accurato del ben posteriore calendario gregoriano. Nel 1092 muore Malik-Shah, mentre il gran visir Nizām al-Mulk viene ucciso dai seguaci della setta ismailita degli Assassini. I fondi per l’osservatorio vengono a mancare e la riforma del calendario non si completa. Inoltre Omar Khayyām viene attaccato dai musulmani sunniti, per le idee conformi alle norme della fede. Nel 1118 Sanjar, terzogenito di Malik-Shah, s’impadronisce dell’Impero Selgiuchide e fonda a Merv un centro di studi; Omar Khayyām vi viene invitato per proseguire i suoi studi. A partire da un problema geometrico giunge a porsi il problema della soluzione dell’equazione cubica:  trovandone la soluzione numerica approssimata mediante le coniche pur restando non risolvibile con riga e compasso,  750 anni prima. Si occupa anche del triangolo di Blaise Pascal e delle difficoltà poste dal V postulato di Euclide, dimostrando inconsapevolmente, alcune proprietà delle geometrie non-euclidee. Al di fuori della matematica Omar Khayyām è noto per la sua attività poetica, anche se componeva nei ritagli di tempo e per un pubblico ristretto. Nelle sue bellissime Quartine (arabo رباعیات, Rubayyāt), si riversa lo spirito critico e corrosivamente ironico dello scienziato insoddisfatto. In effetti, se le Quartine, dedicate soprattutto al vino e all’esaltazione del vizio bacchico, contengono pure altri temi, assai più profondi, come ad esempio: una meditazione originale sulla morte e sui limiti della ragione umana impotente di fronte al mistero dell’esistenza; un rimprovero, spesso rancoroso, a Dio, il cui progetto creativo è accusato d’irrazionalità e incoerenza; un feroce attacco al bigottismo e all’ipocrisia dei religiosi. Il corpus khayyamiano è materia di discussioni e controversie non risolte: secondo alcuni studiosi europei poche quartine sono a lui attribuibili con sicurezza, mentre è stato ipotizzato che Khayyam sarebbe un nome o etichetta apposta a raccolte di versi di vasta circolazione e di varia origine; secondo altri le quartine autentiche sarebbero invece diverse centinaia. (da Wikipedia)

 —Articolo di Giovanni Francesco Carpeoro

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