La prima legge fondamentale è la cd legge di Guenon, dal nome del padre di tale disciplina, Renè Guenon, e può essere così esposta: il piccolo può simboleggiare il grande, l’inferiore il superiore, la parte il tutto, mai viceversa. Pensiamo, per meglio chiarire questo aspetto, che il simbolo sia la punta di una piramide, sepolta nelle sabbie, o in altro modo nascosta, che ne esprime la presenza e, per certi aspetti, le proporzioni e la forma, lasciando all’esploratore il compito di portarne alla luce la esatta entità.
Delle altre quattro leggi fondamentali che regolano il nostro argomento, due sono per così dire, statiche e due dinamiche. Partiamo dalla Legge delle Corrispondenze, che possiamo esporre col predicato il simbolo deve contenere le esatte corrispondenze della realtà rappresentata.
Tale principio rispecchia il postulato altamente esoterico degli antichi alchimisti che quando dovevano sintetizzare il rapporto in natura tra microcosmo e macrocosmo enunciavano “Quod superios, quod inferios”.
Il secondo principio statico del simbolismo è la Legge dell’Ordine, altrimenti detta Regola della Struttura. Possiamo enunciarla in questi termini: il simbolo rappresenta sempre un ordine, un struttura, e non potrà mai rappresentare il vuoto, il disordine o il caos. I due principi statici delineati sono altrimenti espressione, nel primo caso, di un aspetto verticale del simbolo, ( poiché nella Legge delle corrispondenze l’asse tra il simbolo e ciò che rappresenta è così identificabile), e nel secondo caso di un aspetto orizzontale del simbolo, il concetto di struttura espresso dalla Legge dell’Ordine identifica una proiezione della dimensione simboleggiata sul piano.
Per questo motivo è anche possibile denominare la prima, Legge Statica Verticale e la seconda, Legge Statica Orizzontale. Le altre due leggi fondamentali del simbolismo, diversamente dalle altre già esaminate, sono i principi dinamici, le strade attraverso le quali il simbolo viaggia nel tempo e nella storia degli uomini. La prima può essere denominata Legge della Trasmissione Consapevole e può essere così espressa: quando il significato di un simbolo viene spiegato e trasmesso consapevolmente da un individuo ad un altro ciò delinea una continuità etnica o culturale tra di essi, marcata in misura maggiore o minore, in ogni caso proporzionale alla entità del patrimonio simbolico trasmesso.
In generale così nascono comunità di individui che ne fanno parte in modo forte e radicato, anche se non sempre in grande numero. In tali casi l’accesso al patrimonio simbolico viene marcato da un procedimento d’ingresso che prende il nome di iniziazione, procedimento che caratterizza l’acquisizione del patrimonio simbolico in questi casi.
La seconda legge, denominata Legge della Trasmissione Inconsapevole, può essere così desunta: quando il significato di un simbolo viene spiegato e trasmesso inconsapevolmente da un individuo ad un altro ciò delinea una continuità etnica o culturale non tra di essi, ma tra le generazioni di una comunità, marcata in misura maggiore o minore, in ogni caso proporzionale alla entità del patrimonio simbolico trasmesso.
Tale modalità riguarda la trasmissione del patrimonio simbolico in popoli interi, con delle forti connotazioni territoriali e geografiche e prende il nome di tradizione. E’ ovvio che con tale ultima trasmissione il significato tutto interno del simbolo non viene perduto, ma solo sommerso, come un messaggio dentro una bottiglia, in attesa di alcuno che la trovi nel mare e sappia estrarne il contenuto. Quindi un patrimonio simbolico viaggia nel tempo per trasmissione iniziatica all’interno di piccole comunità di eletti o per tradizione, nell’ambito di un’etnia, di una regione o un popolo, ed a volte in ambiti più ampi.
L’Iniziazione è un moto verticale e per tale motivo tale trasmissione può essere denominata Legge Dinamica Verticale. La Tradizione è un moto orizzontale e per tale motivo tale trasmissione può essere denominata Legge Dinamica Orizzontale. In realtà per essere più precisi non è un moto precisamente orizzontale, ma finisce anche esso per essere discendente, ma non verticalmente, ma con un moto definibile a spirale, come correttamente delineato dalla cultura indù nella teoria dei manvantara. Dalla utilizzazione del simbolo si desumono le due modalità della funzionalità del medesimo che sono la funzione sintetica e la funzione evocativa.
Tale potenzialità è direttamente ricollegabile a quella, analoga, del numero, che, come simbolo, racchiude, sintetizza e rende astratta o automatica una intera operazione di conteggio, o, anche quella del simbolo lettera dell’alfabeto, che rendendo automatico, con la lettura, il collegamento con un suono, consente la riproduzione sonora di un tracciato puramente grafico. La seconda invece necessita di un ulteriore approfondimento, perché si tratta della potenzialità del linguaggio simbolico di svelare, o nascondere a seconda dei punti di vista, immagini, vicende, energie, tradizioni, conoscenze di particolare complessità. In questo caso possiamo utilizzare ancora il simbolo lettera dell’alfabeto, che considerato singolarmente esprime un suono, mentre organizzato in una pluralità, come in una parola, fino ad un linguaggio, si traduce in immagini, significati, figure, concetti, definizioni della realtà o, addirittura, dell’irrealtà, cioè anche, talvolta, di ciò che non è ordinariamente percettibile dai nostri sensi. Qui emerge quello che è il principio della discriminante funzionale del simbolo: per la funzione sintetica è sufficiente un unico simbolo, per la funzione evocativa è necessaria una pluralità di simboli organizzata in linguaggio.
Questo principio vale a spiegare perché la funzione sintetica sia utilizzata nelle attività previamente scientifiche, come la matematica, la geometria, la chimica, mentre la funzione evocativa trova utilizzazione nelle discipline artistiche, umanistiche o filosofiche, fino a alla mistica, o alla religione, o alle discipline esoteriche, o alle forme di magia rituale o cerimoniale che hanno caratterizzato la storia del cammino dell’uomo, nel bene e nel male. Appare a questo punto conseguente che solo la funzione evocativa, ed in particolare quella ripetuta nel tempo, può essere oggetto di uno studio simbolico, propriamente detto, mentre l’altra assume la semplice funzione strumentale di linguaggio operativo.
L’ultimo importante criterio che dobbiamo enunciare, da verificare sul campo, è quello della proporzionalità del simbolo, che è una vera è propria equazione: l’antichità e l’importanza storica o conoscitiva di un simbolo sono direttamente proporzionali alla durata, alla frequenza ed al sovrapporsi delle modalità delle sue utilizzazioni.
Chiameremo questo principio Equazione Funzionale e Temporale e ne terremo conto nel corso della nostra analisi. Ecco quindi il Metodo Carpeoro. L’ ipotesi operativa è che solo una verifica positiva della concomitanza di tutte le leggi ed i principi esaminati, la Legge di Guenon, la Legge Statica Verticale, la Legge Statica Orizzontale, la Legge Dinamica Verticale, Legge Dinamica Orizzontale, ci possa consentire di affermare che siamo di fronte ad un autentico linguaggio simbolico, ad un messaggio che viene da molto lontano. Per adottare il Metodo Carpeoro si tratta, in sostanza di rispondere ad una serie di interrogativi, rigorosamente posti nell’ordine che segue. L’ordine delle domande deve essere percorso rigorosamente come enunciato, senza alterazione, altrimenti il risultato sarà impreciso come la ricerca.
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