Sull’appartenenza di Giorgione al popolo ebraico sono state avanzate numerose congetture soprattutto con riferimento agli studi di Maurizio Calvesi, rivisti e corretti, negli anni, da William Melczer e Augusto Gentili. Il primo solido elemento è proprio la scelta di raffigurarsi nelle vesti di David, un eroe simbolo del popolo ebraico. Se posso aggiungere due elementi, individuerei il primo nella perfetta conoscenza delle tradizioni ebraiche, confermata dalla scelta di un difficile e poco conosciuto tema del Talmud per il Mosè e la raffigurazione della coperta con i colori della tribù ebraica, quelli che nella leggenda consentirono a Mosè di essere riconosciuto da sua madre, sotto il trono della Pala; il secondo, nel particolare rapporto con la religione cristiana di cui ho prima fatto cenno. Non c’è mai un Cristo adulto nei dipinti di Giorgione, non un santo di certa identificazione, non un Apostolo, non un episodio evangelico, non una croce da nessuna parte.

Perché ciò in un periodo in cui i temi cristiani avevano pari diffusione, nella pittura, di quelli mitologici o pagani? Non posso affermare in base a questi elementi che Giorgione non fosse cristiano, ma posso affermare invece che, per la conoscenza che aveva dei temi dell’ebraismo, doveva essere necessariamente ebreo. E, per quanto possa sembrare strano, le due proposizioni da me espresse non sono automaticamente in contraddizione tra loro Solo nelle sinagoghe, e neanche in tutte, si poteva a quei tempi conoscere il Talmud in tutte le sue svariate forme. Su questo punto devo fare una breve digressione onde introdurre un tema importante per il quesito che ci siamo posti. Venezia era indubbiamente uno dei luoghi più fiorenti per la tradizione ebraica, per la tolleranza dei suoi costumi e per la raffinatezza della sua cultura. Ma, dai primi anni del 1500, questo elemento si accentua perché, a cagione delle persecuzioni degli ebrei in Spagna, si trasferisce nella Serenissima un personaggio di assoluto rilievo per la storia della cultura ebraica: Isaac Abravaniel. Si tratta di personaggio parte politico, e parte sapiente che appena arriva ottiene il prestigioso incarico di mediatore di un accordo molto importante tra la Repubblica di Venezia ed il Regno di Portogallo.

Ma Abravaniel era anche alchimista, astrologo, scienziato, filosofo e teorizzatore del messianismo, una originale posizione teologica di mediazione tra il Cristianesimo e l’Ebraismo, fondata sulla fede nella venuta permanente ed immanente del Messia. Era un varco entro il quale potevano passare, in primo luogo, tutti gli ebrei che volevano avvicinarsi al cristianesimo senza divenire marrani, cioè falsi convertiti, in secondo luogo, tutti i cristiani, senza divenire eretici ed infine persino gli islamici, tanto per proseguire l’opera di Raimondo Lullo. La frequentazione da parte di Giorgione di Abravaniel a Venezia, vista la posizione sociale e la cerchia di amicizie di entrambi mi sembra inevitabile. Ecco spiegato perché evitare i temi troppo specificamente evangelici, nel nome del messianismo che doveva riunire tutti i popoli. Un tentativo generoso, utopistico e sfortunato, come nella migliore tradizione dei Rosa+Croce. Infine voglio sottolineare un ultimo elemento sulle origini di Giorgione che dovrebbe far riflettere. C’è divisione nello stabilire se i natali del pittore fossero da famiglia umile o benestante, di sicuro non era una famiglia famosa della Marca Trevigiana, altrimenti avremmo conosciuto almeno il nome intero dell’artista, ma altrettanto sicuramente al maestro di Castelfranco non sono mai mancati i mezzi, e tanti, da studiare, vivere bene ed andare dove voleva.

Ma in quale caso un bambino nato da una famiglia non nota, né potente a quei tempi può disporre della propria vita, senza restrizioni economiche? Probabilmente Giorgione apparteneva non solo alla razza ebraica, ma alla stirpe di David, quei mitici fanciulli portati da San Giacomo che erano l’origine della confraternita Rosa+Croce e sono stati proprio i confratelli, particolarmente radicati soprattutto a Padova, dove insegnava ad esempio Francesco Colonna, il frate autore del sogno di Polifilo, ad essersi cura di lui per questo motivo. Ciò spiegherebbe anche il perché della scelta, come sua ultima opera e come se avesse la consapevolezza della sua prossima morte, di raffigurarsi nelle vesti di David. La sua vera firma.

Giorgione conosceva la teoria eliocentrica?

Sappiamo per certo che la teoria tolemaica, altrimenti detta geocentrica, non era stata univocamente accettata nei secoli. Secondo una testimonianza di Archimede, Aristarco di Samo, nato verso il 310 a.C., giunse per primo a ipotizzare una teoria eliocentrica nella quale tutti i pianeti giravano attorno al Sole, e il Sole girava, a sua volta, attorno alla Terra. La teoria di Aristarco era ancora più raffinata perchè aveva compreso anche che in questo contesto non aveva molta rilevanza se fosse il Sole a girare attorno alla Terra, oppure la Terra attorno al Sole, perché le due ipotesi erano quasi equivalenti. Ma anche tale teoria, che era la naturale conseguenza delle proposizioni di Eraclide Pontico, non divenne mai quella dominante, anche perché il geocentrismo aveva l’avallo di Aristotele.

Bisogna arrivare al 1543 quando l’astronomo polacco Copernico pubblica un’opera nella quale dimostra come se si fosse supposto che gli astri ruotassero introno al sole e non alla terra, i calcoli sarebbero stati molto più semplici. Si trattava quindi di un espediente puramente tecnico: non si sosteneva che “effettivamente” il centro del sistema era il sole ma solo che se si fingeva che esso fosse il centro, i calcoli sarebbero divenuti più facili. Molti storici ritengono che Copernico credesse effettivamente nella teoria eliocentrica e che solo per prudenza la presentasse come un puro espediente matematico. Comunque fu la premessa delle fortune e delle sfortune di Galileo, che l’abbracciò pienamente. Possiamo noi immaginare che Giorgione tra il 1502 ed il 1503 conoscesse la teoria eliocentrica, quaranta anni, prima della pubblicazione di Copernico?

In quegli anni il pittore dipinge un fregio lungo due pareti del palazzo: il famoso fregio di casa Marta Pellizzari a Castelfranco, dove si è sempre ritenuto che fosse raffigurata in chiave astrologica la terribile congiuntura di Saturno,Giove e Marte nel segno del Cancro, prevista per l’anno 1504-1504 come apportatrice di terribili sciagure. Ci sarebbe molto da dire sul simbolismo di questo fregio, io mi limito a segnalarvi questa sezione, dove l’artista vuole descrivere come avvengono due eclissi una di sole ed una di luna. In queste due immagini noterete che l’unica stella fissa, sempre al medesimo posto è il sole, mentre la terra e la luna sono disegnate insieme ed alternativamente disposte sulla traccia di un’orbita. Mi sembra di poter affermare che tra le conoscenze ricevute da Giorgione dalla confraternita vi sia anche la teoria eliocentrica, anche se mi sembra strano che nessuno abbia mai notato questo dettaglio. Concludendo, io sono convinto che dietro la figura di Giorgione, i suoi misteri, la sua straordinaria portata di innovazione che tanto colpirà i posteri da Caravaggio a Moreau, da D’Annunzio a Goethe, da Proust a Coucteau, da Klimt a Salvator Dalì vi sia stata la straordinaria conoscenza di quella misteriosa confraternita che, dopo Giordano Bruno, prenderà nome Rosa+Croce.

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