DA HERA N.124, MAGGIO 2010

• Commento alla Back Cover: ANALOGIE

Tanti anni fa ho iniziato ad occuparmi di simboli e ho percepito il fascino e la suggestione di quello che è il vero linguaggio ancestrale della nostra storia e, per chi indulga nella metafisica, forse l’emanazione di un linguaggio divino. Ma poi ho dovuto scendere nei più prosaici panni dello studioso, e lì mi sono ritrovato, in effetti, nella vera e propria selva oscura di dantesca memoria. Solo la luce di un’esile lampada a olio può sorreggere lo studioso di simboli, più della conoscenza della storia e della filosofia, delle dottrine esoteriche e dell’archeologia, del latino, del greco e delle lingue antiche, della matematica e dell’alchimia o della chimica. Questa lampada illuminante della selva oscura si chiama Analogia. Perché i simboli parlano al mistico con imperscrutabili suggestioni, ma parlano allo studioso mediante l’analogia con altri simboli. Più volte ho ripetuto che nelle evidenti analogie tra il simbolo della spirale e quello del labirinto si cela una spiegazione molto importante di una fetta del nostro passato. Spirale e labirinto, benché vengano da qualche incompetente considerate quasi un unicum, sono invece due simboli sostanzialmente differenti. Ho già ribadito in precedenza che nel labirinto esiste qualcosa di molto importante e sostanziale e cioè la possibilità, in alcuni casi la certezza, dell’errore. Nel Labirinto esistono percorsi giusti e percorsi sbagliati, laddove invece nella spirale esiste un unico percorso invariabilmente esatto. Parimenti, in precedenza, ho più volte precisato che nella spirale la meta finale è unica mentre, se si esamina il mito del labirinto (davvero illuminante) esistono due vie d’uscita rappresentate dalle ali di Dedalo e dal filo d’Arianna. In realtà, nell’evidente collegamento analogico tra la spirale e il labirinto esiste una chiave importante di decodificazione dell’archeologia megalitica, che è il tema del focus di questo numero. Non può essere una coincidenza la ricorrenza del tutto alternativa di tali schemi tra i megaliti, quasi a voler trasmettere un messaggio importante, come non può essere casuale che quando qualcuno nell’antichità ha immaginato stereotipi di luoghi particolari come l’Eden, Atlantide o le repubbliche mistiche e fraterne dei Rosa+Croce le abbia disegnate a forma di spirale, mentre per luoghi ove vi sia rappresentata una degradazione storicamente avvenuta dell’Adam Kadmon ad una condizione inferiore, salta fuori inesorabilmente il labirinto di Teseo e del Minotauro. Ecco quindi che la corrispondenza analogica tra i due simboli disegna e precisa i contorni dell’ipotesi, un passaggio importante della nostra storia da una condizione perfetta, edenica che tramite una caduta, una catastrofe, un evento negativo e disastroso si tramuta in una condizione umana, nel senso da noi conosciuto, quindi imperfetta. Un percorso a ostacoli il nostro labirintico destino che, fin da piccoli, impariamo ad interpretare tramite giochi come quello antico dell’oca fino ai più moderni. Questo è il significato della bella immagine elaborata dalla nostra brava Lidia Meriggi, riprodotta qui a fianco, da Atlantide, spirale leggendaria, tramite Stonehenge fino al labirinto ed al rosone di Chartres. Ma è un percorso unico, badate, la più antica spirale che conosciamo è rappresentata a Gotland, magica isola della Svezia di cui parleremo prossimamente; da tale isola partirono i Goti alla conquista del mondo e, quantomeno, l’architettura sacra la conquistarono, se si pensa che Chartres è l’emblema delle costruzioni gotiche…

 

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