Recensione del mio libro SUMMA SYMBOLICA da parte di Roberto Verrastro ex redattore di Panorama e di tanti altri prestigiosi giornali. Link Originale

 A proposito di “Summa Symbolica”

Simboli & miti

Giovanni Francesco Carpeoro analizza i simboli e la loro decodifica corrente. Fino a scoprire che spesso certe invenzioni s’avvicinano alla realtà. Come il naso lungo di Pinocchio…

Mentre a Pinocchio, quando diceva le bugie, si allungava il naso, di solito smascherare un mentitore non è così facile. Ma grazie a Giovanni Francesco Carpeoro e alla sua Summa Symbolica, edita dalle Edizioni L’Età dell’Acquario (marchio dell’editore Lindau di Torino, 221 pag., 24 euro), scopriamo che il modo in cui Collodi rappresentava la conseguenza dell’insincerità del burattino era qualcosa di più di una divertente trovata. Nel secondo dei dieci capitoli del volume, intitolato «Le porte dei simboli: i sensi», Carpeoro spiega che, se un simile fenomeno accadesse davvero, le percezioni olfattive impiegherebbero più tempo a pervenire nella mente, dovendo percorrere un canale di lunghezza crescente in base all’entità della menzogna raccontata. Una dinamica che allude all’assenza di spontaneità del mentitore, costretto a comunicare dilungandosi in particolari utili a distrarre dalle incongruenze logiche che potrebbero palesarsi in ciò che dice. Alla genesi di questa associazione di idee contribuì il fatto che «Collodi era massone e, anche per tale impostazione dottrinale, tutto il suo romanzo è intessuto di scienza simbolica».

Dunque, nel mondo dei simboli nulla avviene per caso; ma sulle prime è difficile notarlo perché, osserva l’autore, «tra gli innumerevoli luoghi comuni del nostro linguaggio vi è quello di attribuire un valore qualitativo alla rapidità dell’intelletto, alla velocità con cui si comprendono i messaggi dall’esterno», tanto che capire in ritardo conduce a definire «ritardati» coloro che sembrano affetti da inabilità cognitiva, mentre i simboli esigono una considerazione attenta. Carpeoro analizza pertanto minuziosamente la rete di relazioni che intreccia il simbolo al mito, agli archetipi, alle fiabe e ai sogni rivelandone, anche mediante un inserto iconografico di 45 immagini, le tracce disseminate nell’arte e nella vita quotidiana.

La legge fondamentale della scienza simbolica fu formulata dal francese René Guénon, scomparso nel 1951: «Il piccolo può simboleggiare il grande, l’inferiore il superiore, la parte il tutto, mai viceversa». E nel sesto capitolo della Summa Symbolica, «Le leggi dei simboli e il procedimento di analisi», Carpeoro parla infatti di «compressione» della realtà più grande in una più piccola. La posta elettronica consente la trasmissione di allegati molto pesanti comprimendoli con software «zip». Come il naso lungo di Pinocchio riassume l’architettura della menzogna, i file «zippati» segnalano che «l’informatica ha sicuramente attinto l’idea della compressione, consapevolmente o inconsapevolmente, dal patrimonio d’esperienza che per anni ha consentito alla conoscenza di viaggiare nel tempo tramite i simboli». Un patrimonio simbolico viene trasmesso in comunità di eletti, e in questo caso è acquisito per iniziazione (come nella massoneria di cui faceva parte Collodi), oppure nell’ambito di una regione o di un popolo, al cui interno si riproduce per tradizione accessibile a tutti.

Gli archetipi, al centro del settimo capitolo, snodo del volume, sono esaminati secondo due tendenze dottrinali. La prima, fatta sua da Carpeoro, è di tipo esoterico-tradizionalista (che nel Novecento allinea, oltre a Guénon, il romeno Mircea Eliade, gli italiani Elémire Zolla e Julius Evola) e li considera forze provenienti da un mondo soprannaturale, ma presenti nel nostro mondo in quanto richiamati tanto dal simbolo, che rappresenta in modo sintetico un evento materiale o spirituale, quanto dal mito, che di un simile evento è invece una più elaborata narrazione. La seconda è quella psicologico-psicoanalitica, che considera il mondo soprannaturale come condivisione di un archivio mnemonico, quale è l’inconscio collettivo di Jung, che non deriva dall’esperienza del singolo soggetto, ma è costituito da schemi universali e innati che sono proprio gli archetipi, come il Sé, frutto del processo di formazione dell’individuo, e l’ombra, dimora dei pensieri rimossi dalla coscienza.

Sulla nozione di pregiudiziale terapeutica verte la critica di Carpeoro all’interpretazione psicoanalitica dei simboli che, limitata alla terapia delle patologie mentali, ne rifiuta «la loro vera natura di schegge di una superiore conoscenza». Nel nono capitolo, «I sogni, ovvero della codificazione e decodificazione della realtà», l’autore sorvola tuttavia sulla circostanza che Freud stesso ripeteva che non esiste una vera differenza tra il sano e il malato di mente: quest’ultimo evidenzia con comportamenti abnormi gli stessi processi psichici all’opera nei soggetti che dispongono invece, secondo un criterio pragmatico di sanità mentale, della capacità di amare e lavorare. E nei casi migliori, si potrebbe aggiungere, di produrre opere d’arte. Come il film che, nello stesso capitolo, Carpeoro esamina per confermare, questa volta in linea con Freud, che quella dei sogni è una verità scomoda: La Bestia di Walerian Borowczyk.

La fiaba La bella e la bestia si trova in almeno 179 racconti di diversi Paesi. Il film del regista polacco abbondava nella rappresentazione di atti sessuali e fu proiettato per la prima volta in Francia il 20 agosto 1975. Pochi mesi dopo, nella primavera del 1976, approdò nell’Italia del sesso innominabile, dove fu ghettizzato nelle sale a luci rosse, miglior sorte del rogo riservato nello stesso anno a Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Ma il lungometraggio, scrive Carpeoro, «fu infine definito un capolavoro del cinema post-surrealista, intendendo così il necessario passaggio, negli anni ’70, dal surrealismo di Buñuel, traduttore nel cinema della linea artistica di Salvador Dalí, a quello di una più profonda libertà espressiva che non eliminasse la parte più corporale, fisica, masturbatoria del sogno». Borowczyk, sensibile alle istanze libertarie dell’epoca, fu irriverente anche nella scelta della colonna sonora: la musica di Domenico Scarlatti (1685-1757), autore di musica sacra, del quale si ricordano però le 555 composizioni per clavicembalo, in simmetria con il numero della Bestia 666, e alcune partiture per il famoso cantante eunuco Farinelli, con il quale visse un rapporto chiacchierato.

Nel volume spiccano inoltre studi sul bestseller del 1985 Il profumo, romanzo dello scrittore tedesco Patrick Süskind tornato d’attualità nel 2006 grazie all’omonimo film diretto da Tom Tykwer, e su Inception, film del 2010 di Christopher Nolan, atteso ora per il nuovo film, Dunkirk di prossima programmazione.

 

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